Vita d'ospedale

Il reparto pediatrico è con ogni probabilità l’unica nota di colore in questa grande struttura di cemento che ospita il principale ospedale della città. I suoi muri sono coperti di enormi puffi , di stelle e di pupazzi colorati . Li guardo, sotto queste spettrali luci al neon che notte e giorno illuminano i corridoi. Così, nella calma generale dell’alba ,a metà strada tra la noia e curiosità, mi spingo a far capolino nella stanza illuminata attigua alla mia. Per scoprire una sorta di piccolo asilo , ben rifornito di libri e giochi, di tante piccole sedie e di un televisore. Entro.
Leggo alcune insegne affisse ai muri. Scopro che qui si alternano , mattina e pomeriggio, enti di volontariato che tramite ragazzini motivati animano i bambini impegnandoli in giocose attività creative .
A dire il vero , al momento, in questo reparto i bambini sono fortunatamente assai pochi , e le volontarie ancora minorenni che conoscerò di lì a poco…saranno sempre paradossalmente in numero maggiore.
Ed è uno strano effetto quello che provo dinanzi a queste ragazzine animate da ideali più grandi di loro…
Ideali racchiusi in corpi ancora così acerbi e inconsapevoli.
E’ forte il disagio che avverto simultaneamente, ripensando a quanto io, in adolescenza , fossi animata da ben più frivoli pensieri, tanto votata all’utile personale quanto poco a quello sociale.
Non è una sorta di pentimento quello che mi pervade, quanto più un ripensamento che vede come oggetto il tempo …..
un tempo che corre veloce senza dar tregua e possibilità di riscossa.
Così mi soffermo solo per un attimo….a piangere sul tempo perduto. E sono le urla dell’infermiera di turno che mi risvegliano richiamandomi all’attenti per l’imminente visita dei medici.
Che a dispetto di ogni mia più pessimistica aspettativa…sono tutti incantevoli.
Chissà.... sarà che paiono usciti dal cast di PatchAdams ....
Sarà che non mi aspettavo di poter mai incontrare medici così giocherelloni.
Uno di loro apre la bocca a mio figlio con un attrezzo a forma di coccodrillo mentre un altro dispensa battute a ripetizione raccogliendo gli ingenui e sinceri sorrisi di questi piccoli .
Ma dove sono finita…cosa è mai questo… un piccolo frammento di buona sanità?
O forse trattasi soltanto di una piccola oasi felice in questo gigantesco mostro di cemento?
Forse , banalmente, un’insieme di circostanze hanno fatto si che le cose andassero tutte per il verso giusto attorno a me.
Si, perché la verità è che finalmente Emanuele non ha più la febbre .
E la maschera di inquietudine che indossavano i medici ieri..è oggi stata sostituita da un sorriso che semina fiducia.
E questo è ciò che conta in questo luogo di lacrime e di redenzione dove tutto pare perfetto tranne gli infermieri.
Raro trovarne qualcuno capace di svolgere autonomamente e senza pecche il proprio lavoro....
La prima ausiliaria che viene a farmi visita è una giovane infermiera che deve programmare la pompa elettronica che regola il flusso del flebo di Emanuele. Ma non è capace di settare il timer. Decido di restare in silenzio e di cronometrarla. Per 7 minuti tenta tutte le combinazioni possibili con i 10 tasti che ha a disposizione. E non si arma di umiltà per chiedere aiuto a una collega. Semplicemente opta per ricorrere alla manovalanza e, orologio alla mano, si sostituisce lei stessa al timer, andandosene e ritornando dopo 15 minuti per staccare il trabiccolo, smontare di turno e infine tornarsene serenamente a casa dopo aver espletato 'autonomamente' e 'con successo' le proprie mansioni..
Ascolto senza troppo interesse i commenti di qualche mamma.
"Al bambino di due anni della stanza accanto hanno tentato di iniettare una dose doppia di cortisone , dimenticandosi di quella appena iniettata da un collega!!"
" Al Francesco si sono intestarditi a voler iniettare l’antibiotico di un altro paziente e se non me ne accorgevo io..."
Mah...fortuna vuole che ogni mamma, dinanzi al proprio cucciolo, non è altro che un aggressivo felino , dotato di unghie graffianti e pronto a sbranare chiunque mini l’incolumità dei propri figli. Ed è forse soltanto questa l’arma di salvezza che in questi luoghi preserva dalla maggior parte delle disattenzioni causate fondamentalmente dalla stanchezza, ma anche , purtroppo, da superficialità e negligenza.
Poi non si può dimenticare le donne delle pulizie.
Sono 'efficientissime' in termini di velocità.
Chissà, forse sono pagate a cottimo.
Lo deduco dai 5 minuti scarsi che impiegano per passare il loro scopone sul pavimento di tutta la stanza.
A farci due conti, di questo passo, una di loro è sufficiente per pulire l’intero ospedale.
E il risultato pare davvero soddisfacente... fintanto che il sole decide di sorgere sopra i tetti della via Emilia, illuminando orizzontalmente il pavimento della stanza e portando alla luce ogni genere di porcheria adagiata su questa superficie che è davvero tutto tranne che linda.
Di questi giorni poi, si dice che debbano giungere anche visite istituzionali e promozionali.
Pare debba arrivare il Gabibbo, tizio, caio e sempronio.
E infatti il lungo pomeriggio viene interrotto dal trionfale arrivo dei giocatori della Fortitudo.
Uno di loro ,vestito da Babbo Natale, porge regali a tutti quanti i festanti bambini, ben più allettati dal pacco che si trovano per le mani, che dalla presenza di queste ciclopiche celebrità a caccia di gloria.
E così, passo dopo passo...la lunga giornata in ospedale volge a termine .
Col calare del sole ancora una volta l’ennesimo pasto.
E con esso una strana sensazione di deja-vu .
Tutto sommato...è un pò come trovarsi su un volo transoceanico…dove i tempo lentissimi di viaggio…sono scanditi soltanto dall’arrivo di hostess intermittenti recanti alimenti e bevande.
E così ecco in arrivo l’ennesimo vassoio per mamma, e l’ennesimo vassoio per bimbo.
E' sempre con una certa curiosità che apro questo coperchio termico.
Sotto al quale , di sorprese, c’è di consueto assai poco.
Tra le altre cose nel mio vassoio trova sempre rigorosamente posto una mela cotta.
Che io debba attribuire un recondito significato a questa deprimente dieta inflittami ?
Mah..
in realtà non ho proprio voglia di spendere energie in impegnative elucubrazioni.
Tempo pochi secondi e nella stanza si diffonde a macchia d’olio la notizia che è stato catturato Saddam Hussein .
Fuggi fuggi generale.
Medici, infermieri, inservienti e pazienti ….. tutti radunati nel piccolo asilo al cospetto del dio televisore.
Nella stanza il deserto.
Soltanto io.
Ed Emanuele.
Resto immobile a gambe incrociate sul mio letto.
Sto pelando un kiwi , lo taglio a pezzettini e lo cospargo con lo zucchero in bustine di cui è pieno il mio cassetto.
Pelo.
E penso.
Penso che in fondo nemmeno questo è un paradiso terrestre.
Ma soltanto un ospedale , con tutte le sue sorprese , le sue indignazioni e le sue contraddizioni.
Sarà per questo che è sempre bello alle 7 del mattino scorgere tra queste mura la grande sagoma di Alex che infagottato entra dalla porta con un espresso fumante e un cartoccio profumato tra le mani.
Sarà per questo che il mio sguardo curioso corre veloce come un fiume in piena sfiorando oggetti…persone…parole…...ma si arresta soltanto sul faccino sorridente del bambino che , a bocca aperta, aspetta trepidante che io gli porga il prossimo boccone .