Brandelli di vita
Sono in giardino adagiata sotto al sole quando arrivano su una splendida auto nuova gli amici di papà. Il primo a scendere è lui, Lucio. Che subito dopo si accosta alla portiera destra per aiutare la propria moglie:
Tania, 30 anni, sclerosi multipla da 7.
Infine Giulia, stessi anni dell’infausta malattia della madre. Papà e Lucio partono per la programmata battuta di pesca. Mamma si dilegua.
Tania e io restiamo sole . Lei , timida e silenziosa. E io, terribilmente imbarazzata, così sfacciatamente abbronzata, seminuda e circondata da frivoli oggetti -
olii solari, libri e bibite - che parlano di me. Mentre lei , giovane e coperta di stracci scuri che nascondono quelle gambe malate e deformate, così pallida in viso, e con questo sguardo spento che parla di morte e dei suoi irriconoscibili 30 anni. Cerco di ricompormi, non senza vergogna per queste mie nudità involontariamente dinanzi a lei ostentate. A lei che guarda insistentemente le mie gambe sane. Ed ogni suo sguardo è una fucilata al cuore. Provo quasi un senso di colpa verso questa donna . Ma è quasi istintivo tentare di offrirle la chance di un dialogo alla pari , diversivo imprevisto di questa assolata giornata. Un dialogo che non conceda alcun spazio alla commiserazione che permea la sua esistenza intera. Purtroppo devo presto constatare che è proprio lei colei che compiange, in primis, la propria condizione. Mi accorgo presto che è inutile cercare di cancellare anche per sole 2 ore questa malattia che ricorre ridondantemente in ogni sua frase, nei racconti dei disagi quotidiani a cui deve sottostare, delle carenze dei servizi sociali, dei problemi economici a cui la sua famiglia deve fare fronte. Nei racconti sul marito Lucio che lavora 12 ore al giorno per mandare avanti la baracca ..e la sera quando giunge a casa è violento e alza le mani su moglie e figlia. E poi le liti con la sorella, anch’essa malmenata più volte da questo ‘specchio di virilità’ , e i pasti a base di pane e latte per
‘mettere via i soldi’ per il vestito nuovo che
‘tutti i sabati’ Tania
‘deve’ comprare alla figlia affinché possa competere con le compagne di classe modaiole. Quanto vorrei riuscire a trovare dietro a questi occhi qualcosa che vibri dinanzi ai miei di splendore morale. Ma ogni parola che essa pronuncia lascia invece trasparire una triste povertà . Povertà interiore che malamente la induce a compensare con futili doni questa figlia nutrita quotidianamente con panini al prosciutto e toast . Chiedo a Tania se sia stata capace di crearsi una propria dimensione individuale, leggendo, usando il computer o con il lavoro part-time che svolge..
No. Non le piace leggere. E il computer le piacerebbe molto ma.. non le è permesso di accenderlo perché il marito
‘sostiene’ (ipse dixit..)
‘che lei non è all’altezza’ . Sono lunghe le 2 ore di assenza di papà e Lucio .E quando essi tornano…il quadretto che mi è stato dipinto di quest’esempio di virilità maschile è tale....che la mia ostilità è ormai dichiarata. Lucio si siede accanto a noi . E una volta avviata la conversazione non mi sforzo affatto di trattenermi dal fare caustiche battute a quest’uomo che tanto prepotentemente ostenta la propria pienezza trattando la moglie come un cane. E nel 'rispettoso' silenzio collettivo io non riesco davvero trattenere taglienti frasi mascherate dietro a battute a denti stretti. Se solo potessi, vorrei calpestare, demolire l’ego smisurato di quest’uomo così piccino e allo stesso tempo così sicuro di sé da considerarsi il migliore, il ‘
candidato alla beatificazione’ per il martirio familiare a cui il fato lo ha votato. Sarebbe interessante poter intavolare invece con lui una conversazione a quattr’occhi , tesa a spiegargli che la beatificazione non la si guadagna lavorando 12 ore al giorno per comprare un’auto nuova e vestiti ‘dai cinesi’ sottraendoli agli alimenti di base e alle terapie termali per la moglie. Ma aiutando questa povera donna a vivere dignitosamente i propri giorni, aiutandola a trovare una propria dimensione sociale o personale che dia un valore alla misera esistenza che le resta. Una donna il cui unico scopo è ora quello di preparare la cena al marito per le 18.30 in punto, pena il rischio che egli possa alzare le mani l’ennesima volta. Forse la rabbia che covo mi induce a esasperare le mie variopinte espressioni tutte dedicate a Lucio. Che per rispetto a mio padre, si limita a sorridere e a difendere la propria idea con banali e superbi
“io son fatto così, perché dovrei cambiare” . Ma è visibilmente offeso dalle mie ingerenze che deridono le sue scelte imperiose , fondamenta su cui campa da anni questa sfortunata famiglia.
Alle 20 .30 finalmente Lucio decide di riportare a casa le sue donne.
Papà è arrabbiato con me, è offeso dal mio comportamento. Ma in fondo..sa che questo è il mio prezzo . Non mi si può portare uno stronzo in casa e sperare che gli vada fatta franca… Ma papà continua a pensare che Lucio sia un sant’uomo, e che "
bisogna viverle certe situazioni per poterle giudicare". Secondo lui “
Se fosse così cattivo potrebbe tranquillamente mollare tutto” .
Non la penso così. La qualità della vita non la si può ritagliare negli schemi preparati che la società ci impone fin dalla nascita. Non è assolutamente detto che la fortuna di Tania sia quella di essere sposata con un uomo come questo (uomo che non le offre davvero nessun sostegno morale ) .. Anzi, e questo è solo il mio modestissimo parere, forse questo uomo è davvero la seconda croce che ella si porta appresso.
Lui che si prende ogni genere di libertà quale ricompensa per il sacrificio esistenziale che il suo onore meridionale lo ha obbligato a sostenere.
E lei che vive aspettando un miracolo che non arriverà. E non si accorge invece che quest'uomo sta calpestando definitivamente gli ultimi brandelli della sua misera vita.